LA STORIA È NEL NOSTRO TERRITORIO

Noi parliamo di ecomuseo della Via Gaggio, non dimentichiamo che solo in Trentino esistono ben 19 musei dedicati alla Grande Guerra. Per dare forza a chi si occupa di territorio in chiave storico-culturale la Provincia autonoma di Trento ha predisposto la rete Trentino Grande Guerra, un sistema territoriale vivo che considera la storia e i segni che di essa sono visibili nel territorio una risorsa e un valore identitario. Il territorio è già di per sè un museo; lo sono gli “ecomusei” ove ambiente, storia e cultura formano un intreccio unico, i geoparchi, che oltre all’ambiente tengono presente la nostra storia geologica, ed infine musei industriali parimenti importanti (ove l’ambiente non è certamente quello naturale o culturale-paesaggistico, ma un ambiente fortemente “artificiale” senza per questo diminuirne il valore). I territori sono per loro stessa natura “letteratura” e “storia” ed invitano ad un turismo che non è rapacità, ma ascolto di voci lontane e vicine;da un lato il villaggio, dall’altro la campagna con i segni di un lavoro umano che l’ha modellata e, infine il paesaggio artificiale delle città (salvo essere anche quest’ultime nell’accezione più corretta degli ecosistemi). Come si garantisce la continuità storico-territoriale? Semplice, un tempo il cimitero segnava il confine della terra dei nostri padri, loro l’avevano coltivata, amata e forse anche odiata, sempre però avevano combattuto per un ideale, un mondo migliore. Per una sorta di “assuefazione” culturale siamo soliti descrivere le relazioni interpersonali su uno sfondo (come a teatro), salvo poi renderci conto ad un’analisi più attenta che questo sfondo è un termine fondamentale della relazione (non a caso si parla di madre-patria; un termine che rimanda ad una affiliazione e ad una vocazione genitoriale da parte nostra). Il pericolo che, un concetto di modernità poco chiaro, rischia di farci correre è quello di considerare la nostra terra solo in termini di profitto (una sorta di geografia economica che riduce il problema ambientale in termini di numeri e “fatti”); il territorio ha una valenza simbolica, è la nostra storia, possiamo umanizzarlo, renderlo familiare ed eventualmente trasformarlo (ma non distruggerlo o omologarlo). La storia della terza pista assomiglia più a un modello di sviluppo del tipo “rapina” e annullamento del nostro passato, che ad uno sviluppo vero, dove le persone con i loro territori sono i veri protagonisti. Chi pensa ancora di poter “sfregiare” i nostri territori dimentica non solo i principi dell'”economia verde”, ma anche quelli di spazi artificiali (vd. le città) che sono le realtà della nostra vita sociale, spazi “abitati” (nel senso di vissuti) ove si tenta di recupera il più possibile anche la dimensione naturale (e difatti il parco del Ticino tra le sue tante definizioni ha nache quella di parco metropolitano che dovrebbe fungere da contenitore del massiccio processo di urbanizzazione in atto nell’area metropolitana milanese). Ultima considerazione: perchè non pensare finalmente al paesaggio come a un nostro caro, pieno di storia e bisognoso di cure? Possiamo “rinverdirlo” questo paesaggio, trasformarlo per renderlo più bello e più giovane, ma senza dimenticare che esso è lì da sempre, ha testimoniato della nostra storia e….se è vero che non possiamo “costruirci” senza storia, lasciamolo questo paesaggio, lì, a ricordarci da dove veniamo e come eventualmente “re-interpretarci” sulla base della nostra storia.

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