La sovranità in discussione

La storia di Malpensa non è solo più una questione di normative da rispettare in campo ambientale, rispetto dell’ordinamento democratico che prevede che spetta agli enti locali la programmazione del territorio di riferimento, rispetto di principi cardine come la salute e il vivere in un ambiente salubre.

Un aspetto sorto nell corso di questi ultimi anni è quello relativo alla Sovranità, intesa come possibilità data per legge al governo locale su un territorio.

Un governo locale su un territorio: questo è il concetto basilare!!!

Tradotto in parole povere Tizio è il sindaco del paese A e il territorio del paese A è quello dove si applica la sovranità di Tizio.

Perchè invece sulla questione “Malpensa” la sovranità è messa in discussione?

Semplicemente perchè non si considera importante il territorio, o meglio non si considera chi rappresenta il territorio. Non ne faccio una questione di colore politico, ne faccio una questione di principio e di diritto.

Io come Sindaco ho il diritto di governare il mio territorio, questo è il concetto di sovranità. Ma se per ragioni economiche di parte i confini entro il quale esercito la mia sovranità mi vengono diminuiti, io vado in conflitto con una realtà che non può per legge pensare alla programmazione territoriale.

Quindi dove finisce la sovranità del Sindaco di Lonate, inizia quella della società SEA, governata o meglio gestita in ottica aziendale (aziendale è diverso da pubblico), dal Comune di Milano. Un ente locale che di fatto pretende di governare (limitando la sovranità del sindaco di Lonate) su un territorio che per legge non è suo.

In questa situazione poi abbiamo anche il paradosso sul paradosso: Un Comune vicino va a deliberare che vuole la terza pista, sul territorio di un comune diverso.

Non solo la sovranità viene messa in discussione, ma la si concepisce in maniera assolutamente elastica e quando conviene.

Di fatto il Comune di Somma Lombardo dice: io voglio la terza pista, ma a condizione che venga fatta in un Comune che non è quello di Somma. È come se Lonate andasse a deliberare di voler fare qualcosa sul territorio di Oleggio.

Oltre a questo fatto c’è anche la beffa, perchè il Comune di Somma dice: voglio la terza pista a Lonate, Lonate perde 330 ettari di verde pregiato e io come Comune di Somma dico e pretendo che le opere di mitigazione conseguenti (ripiantumazione) venga fatto sul suo territorio.

Immaginiamo come sarà il futuro se ogni Comune da domani mattina iniziasse a deliberare la realizzazione di infrastutture o di qualsiasi costruzione sul territorio non di sua competenza….sarebbe il caos.

Malpensa e la terza pista…sono anche questo…il caos.

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3 responses to this post.

  1. Posted by Balice Nicola on 2 novembre 2010 at 11:25 pm

    Condivido appieno questo punto di vista; noi tutti sappiamo che Malpensa 2000 è stata un errore, ha degradato un territorio tutelato da un parco e non ha portato sviluppo, forse si poteva pensare ad uno sviluppo diverso per Malpensa e i territori ad essa afferenti. Il fatto è che molti si sono mobilitati per evitare lo scempio e i risultati ottenuti furono 2: la diminuzione dell’ampliamento previsto del 35% e la ripiantumazione di 4 milioni di alberi (da parte degli ambientalisti e non di SEA; se l’informazione non dovesse essere del tutto esatta apprezzerò la sua rettifica); le conseguenze sono state nefaste nonostante la volontà di far “digerire” l’operazione al territorio. Mi spiego, molti ettari di brughiera sono scomparsi e gli interventi infrastrutturali (come l’allungamento della superstrada Malpensa fino a Boffalora) hanno fatto il resto. Malpensa non ha portato sviluppo, ma degradazione del territorio circostante, è cresciuta senza VIA e ha funzionato secondo una logica da “multinazionale”, ovvero mantenere basso il costo del lavoro e ragionare nell’ottica del carciofo; una foglia oggi, un’altra domani e col tempo faremo la festa al Parco del Ticino (per volontà di altri, vd. comune di Milano lontani dal territorio di cui decidono le sorti). Ora, nessuno metterebbe in discussione che, nonostante il peccato originale di Malpensa, questa non possa trasformarsi in una “risorsa”, vera però, e che sappia convivere con il Parco e la sua gente; certamente con le due piste Malpensa può crescere (soprattutto se si cambia la noramativa o si agisce per renderle entrambe utilizzabili allo stesso tempo), e tanto anche. Ora, io non sono un tecnico, ma altre autorevoli voci hanno più volte sostenuto che esistono dei margini di sviluppo compatibili con il territorio (soprattutto se si rispettano alcuni parametri, ad es. limitazione forte dei voli notturni); il parco è un valore e la storia della SEA assomiglia assai più a quella di colonizzatori senza scrupoli che, in un momento di crisi, ci vendono la ricetta di uno pseudo-sviluppo alla faccia di un parco bellissimo, facendolo passare per un sacrificio necessario, ma ne siamo sicuri? Siamo consapevoli delle bellezze, per molti ancora nascoste, di questo bellissimo territorio? Non proprio, come strano mi pare il fatto che molti non sanno che un gruppo di volontari, a partire dagli anni novanta, abbia voluto riaprire Via Gaggio e renderla fruibile alla gente, a tal punto da fungere in prossimità di un “nodo critico” (come si suole definire gli ambiti di frammentazione degli habitat) da “corridoio ecologico”. Al di là dell’indubbio valore storico-culturale e paesaggistico di Via Gaggio e dell’area circostante, la cosiddetta “brughiera”, mi pare strano che, nel momento in cui a livello nazionale si discute della centralità delle aree protette per la difesa della biodiversità (il 2010 è l’anno della biodiversità per l’onu e un anno importante per l’Europa al fine di definire una strategia comunitaria per fermare la perdita di habitat e preservare la ricchezza biologica del nostro continente), ci sia chi voglia depontenziare il fattore “parco” al fine di trasformarlo da “risorsa” ad ingombro. E’ quello che certi poteri forti stanno cercando di fare pensando che i parchi siano sì importanti, ma che non devono nuocere allo sviluppo (quale?). Così vanno bene i parchi, ma questi non devono ostacolare chi ha interessi forti sul territorio; mi spiego, da anni la Lega ha sempre sostenuto la priorità dei territori rispetto ad un potere centrale, osteggiando Roma prima, l’Europa poi e ultimamente la fiumana della globalizzazione (non sto dando giudizi di valore su questi aspetti che mi trovano d’accordo in modo forte solo sull’ultimo punto, quello di un mercato “neocoloniale” così come definito da sociologi di un certo livello). Ebbene, in realtà la Lombardia sembra essere in preda ad interessi di parte che vogliono sconvolgerlo questo territorio, non è più Roma ladrona, ma Milano ladrona, il che cambia nulla se si pensa all’importanza di preservare un territorio, depositario di una storia specifica. Ultima cosa, una società per azioni non può pianificare un territorio; a titolo esemplificativo mi piacerebbe ricordare quello che sta succedendo in Perù, dove grandi multinazionali spalleggiate dal governo stanno depredando territori collinari e montuosi per farne miniere d’oro. Dove passa la loro azione scompare l’ambiente, natura e agricoltura, e molti contadini sono costretti a lasciare le loro case. Anche lì si parla di sviluppo e opportunità lavorativo-occupazionali, ma per chi? Per fortuna i contadini si stanno coalizzando contro questa rapina di risorse e…vedremo!

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  2. Posted by Mario Pescatore on 5 novembre 2010 at 10:28 am

    Aggiungerei alla sovranità questo fatto: Ma la SEA, l’ICI la paga? Sembra che, oltre ad occupare il territorio per i suoi affari, non paghi nemmeno le tasse.
    E allora siamo in regime di concorrenza imperfetta, perché gli imprenditori, e i cittadini dei comuni limitrofi devono pagare le tasse, mentre SEA no? SEA, per gli immobili o gli spazi affittati all’interno del sedime aeroportuale, si farà pagare parecchi soldini. E lei le paga le tasse? Inoltre, alcune infrastrutture sono state costruite con fondi pubblici. E perché io per avere un sussidio, un incentivo dalla UE devo investire molto del mio impegno e qualcun altro no?

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  3. Benvenuto Mario, hai perfettamente ragione. Citi giustamente l’ICI, bene questa tassa non è mai stata pagata ai Comuni sin dal lontano 1998, così come altre tasse dovuto per legge. Immagina poi di aprire una attività commerciale in un paese della nostra zona, per aprila oltre ad una serie di progetti e di documentazione da preparare hai delle tasse da pagare.
    Considera per esempio le attività commerciali presenti nel terminal 1, nessuno di loro ha versato una lira (ai tempi c’erano ancora le lire) per oneri, Ici e altro…altra concorrenza imperfetta?
    Il fatto è che si vuole considerare l’aeroporto come non facente parte della Repubblica Italiana, della Lombardia, della Provincia di Varese, proprio perchè lì le regole non si applicano…
    A quando SEA batterà moneta?

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