SERVONO SCELTE DI CORAGGIO, ALTRIMENTI…

WVG commenta le decisioni della maggioranza consiliare del Comune di Ferno:

Ricordiamo di apporre un cerchiolino rosso alla data del 3 ottobre, domenica: a Lonate Pozzolo, al Monastero S.Michele, avrà luogo una serata di musica e poesia per la nostra amata Via Gaggio. Invitiamo in particolar modo i consiglieri comunali di Ferno.

Ultimi giorni per votare e far votare Via Gaggio nel censimento dei Fondo Ambiente Italiano sui luoghi da salvare. Siamo sesti assoluti, prima area naturale in Italia.

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One response to this post.

  1. Posted by Balice Nicola on 22 settembre 2010 at 7:20 pm

    La povertà dei contenuti di chi non vuole veramente impegnarsi nel contrastare la terza pista sta raggiungendo livelli preoccupanti; è chiaro che se le amministrazioni sul territorio difendono Via Gaggio, la terza pista panacea di tutti i mali non la si fa. Purtoppo qualcuno non è disposto ad una difesa del territorio ad oltranza; è curioso che partiti fortemente radicati sul territorio (penso alla lega) non siano disposti a far nulla (anzi spesso sostengono chiaramente il progetto di ampliamento dell’aereoporto di Malpensa) per salvare Via Gaggio. Il problema non è la lotta per far sentire la voce dei cittadini, il problema è il coma civico di comunità che se anche contrari al progetto (e probabilmente sono la maggioranza) preferiscono non informarsi e con rassegnazione sembrano accettare un progetto calato dall’alto facendo mostra di credere alla favola dei tanti posti di lavoro. A ciò si aggiunge una ben nota strategia; già dal giugno del 2009 con la cessione dei terreni del demanio (da parte del ministero della difesa a SEA), la cosa è stata fatta passare come una decisione già presa, come dire, ci avete votato e ora noi facciamo politica “concreta”, fuori dalle ideologie. E purtroppo ancora molti credono al male necessario di una mega-struttura che quanto meno creerà occupazione (sono gli stessi argomenti del sindaco di Ferno); è finita, o così sembra, la politica vera, quella delle masse che si pongono nella dimensione del pensare sociale, che ritengono di dover combattere per un mondo migliore…E già, perchè alle nuove generazioni noi dovremo lasciare questo patrimonio di natura e cultura che è Via Gaggio; è un dovere etico che solo politici che hanno a cuore il benessere delle comunità potrebbero sentire come un imperativo della loro azione politica. Il fatto non è che la gente sia tiepida perchè, se da un lato ci tiene a Via Gaggio, dall’altro però non può fare a meno che “cedere” al progresso; è il credere conformemente ad un certo pensiero utilitaristico che ci rende “stanchi” e possibilisti (come ancora il sindaco fernese che sostiene di amare Via Gaggio, ma di non essere del tutto contrario al progetto della terza pista. Sicuramente ci troviamo in una fase politica di piena de-responsabilizzazione civile, tanto le decisioni politiche le prenderanno altri, eletti democraticamente, ma “ideologizzati” fino all’inverosimile (in barba a chi dice che questi politici fanno le cose “concrete” che servono alla gente). Le ideologie non sono morte, un’ideologia è uno sguardo sul mondo, uno sguardo che vive della contraddizione di fondo di essere epistemicamente fondato (da un lato) su una serie di “valori” dati come “non negoziabili” (a partire dai quali noi cerchiamo di plasmare il mondo che ci circonda); e dall’altro di vivere la tensione dell’altro (o alterità in quanto non assimilabile pienamente all’interno di un costrutto teorico) che ci richiede ascolto, e capacità di apertura. Dal pensiero deduttivo (nel primo caso), al pensiero induttivo che guarda la realtà e cerca di estrapolarne delle leggi; il vero atteggiamento “democratico” ci impone un continuo accomodamento di fatti sociali nuovi, inediti, cercando di coglierne aspetti di regolarità per formulare leggi (che valgono ancora come ipotesi da sostituire con altre ipotesi giudicate più efficaci dal punto di vista teorico). Il tutto va fatto naturalmente con grande competenza; ecco perchè si cerca sul nostro fronte (parlo naturalmente di chi, tra gli esperti che Via Gaggio può annoverare tra le sue fila) di accogliere alcune obiezioni da parte di chi sostiene la terza pista per spiegare in un momento successivo le nostre ragioni. Purtroppo viviamo in un clima di forte conformismo (che forse sia pure in modi diversi c’è sempre stato) e ci adattiamo alle leggi, o alla verità del più forte. Ci dicono che la terza pista è essenziale, un’opportunità e molti accettano la cosa passivamente, non si informano e credono alla favoletta dei tanti posti di lavoro. Per provocazione snocciolerò un dato statistico; dal 1950 ad oggi la superfice edificata nel nostro paese è aumentata del 500% mentre la popolazione solo del 20%; ammesso che da quella data in poi siano aumentate le esigenze abitative degli italiani (case più ampie per famiglie più ristrette) è inverosimile che si sia costruito in relazione ai bisogni. Così pure l’aumento di centri commerciali, o di infrastrutture spesso molto impattanti senza tenere conto di ciò che serve davvero (premetto che non vi sta parlando un economista); cosa ne deduciamo? Semplicemente che chi afferma che il suo pensiero (quindi anche ambientalista) non è ideologico, lo fa in cattivissima fede; è ideologia pensare di privilegiare l’aspetto del mercato, di consacrare le sue leggi a verità assoluta, di utilizzare gli sviluppi della tecnica per dominare il reale e pigarlo a scopi parziali ecc. Si potrebbe proseguire per ore, ma il discorso rimane uno: non si può sulla base di alcuni slogan che nascondono tanta cattiva fede, trasmettere il messaggio dello sviluppo. E dire che questo clima febbrile che pensa solo in termini di cemento e infrastrutture ha una causa primaria: expo 2015! Per non sembrare poi datati si parla anche di ambiente, fa parte di un certo conformismo dirsi ambientalisti, un pò come certi gruppi politici riscoprono proprio ora sedicenti radici cristiane nella cultura europea (e bisognerebbe chiersi quale cristianesimo?). Abbiamo delegato molto delle nostre prerogative democratiche a rappresentanti che parlano un solo linguaggio, quello della mistificazione. Mi viene in mente una frase di Pasin; lui diceva rifacendosi al linguaggio della termodinamica che, una volta persa come entropia una certa quantità di energia, essa non è più recuperabile; così potremo avere la terza pista, ma non più il parco del Ticino. I tanti posti di lavoro avrebbero potuto essere creati non solo attraverso la cosiddetta “green economy” che ben si addice ad un parco regionale, ma anche attraverso un potenziamento degli altri aeroporti lombardi. La battaglia è persa se non la si combatte, la si può vincere se si è disposti a tutto pur di non cedere ciò che di meglio abbiamo; il nostro futuro!

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