IN VIAGGIO IN VIA GAGGIO

L’estate è quasi al termini e molti appuntamenti ci attendono, noi popolo di Via Gaggio. Molti di noi hanno viaggiato, visitato luoghi più o meno “gettonati”, luoghi crocevia di popolazioni, oppure “mete predilette” per il turismo di massa (della serie mordi e fuggi) o d’elite, ma pur sempre “vacanza in vetrina”. Qualcuno però (e non credo così pochi) hanno visitato veri “luoghi” (nel senso di luoghi del cuore come nel caso delle iniziative del FAI a difesa del nostro paesaggio), luoghi dello spirito, non semplici spostamenti o, riconferma delle proprie “certezze”; come dire: “tutto deve rimanere come a casa, salvo la possibilità del divertimento o del relax”; e per tutto si intendono non solo le abitudini, ma tutto ciò che si colloca all’interno del nostro “ristretto orizzonte culturale” (fatto di pensieri e presenze abituali). Rivedendo Via Gaggio mi è venuta in mente una frase dello scrittore R.Walzer il quale diceva: “passeggiare non significa abbandonarsi al mondo ma, al contrario, permettere al mondo di entrare dentro noi stessi |…| perchè vedere è lasciarsi scuotere”. Ebbene noi a volte cerchiamo (e spesso giustamente) di visitare luoghi lontani, “esotici” perchè l’esotico è sinonimo di inconsueto, di ciò che in un certo senso sfida le nostre “piccole” certezze, per restituirci un paradigma cognitivo ben più complesso, arricchendoci interiormente. A volte però dimentichiamo che questo esercizio “spirituale” può già cominciare qui, da noi, a due passi da casa, con quel consueto che molti di noi ancora poco o niente affatto conoscono; e qui il mio pensero va subito a Via Gaggio. In piena età di globalizzazione non si esce da un bieco ripegamento su presunte specificità locali che ci oppongono all’altro, senza un diverso rapporto con il nostro territorio (da cui partire per, eventualmente, unire i popoli ed incontrare l’altro). Il viaggio, o meglio nel caso della nostra Via Gaggio il passeggiare, acquista un suo significato se attraverso di esso noi incontriamo l’altro, non per curiosità morbosa nei suoi confronti, ma per lo stordimento che si riceve nello scoprire che il mondo non è fatto a nostra immagine e somiglianza; la scoperta di Via Gaggio con la sua storia scritta nelle sue pietre è il paradigma di questa nuova forma di conoscenza. Dare per scontata Via Gaggio, non esplorarla perchè tanto è sempre lì disponibile è l’errore più comune che si può fare. Un non volere conoscere ciò che si presume già di conoscere; ammettere la condanna a morte (nb; di Via Gaggio) di un nostro caro che non si ama, perchè nel frattempo ci siamo raffreddati nei suoi confronti.
Noi sappiamo che il “luogo della meraviglia” (e cito qui una splendida definizione di un filosofo di etica sociale, Franco Riva) è il volto dell’altro; allora perchè non proteggiamo quell’Altro per definizione che è la nostra brughiera con i suoi animali e le sue mille storie umane che essa ha da raccontarci? Si cominci da qui, da questa grande semplicità dell’ascolto, per riscoprirci umani con un territorio ricevuto in custodia da altri e che noi dobbiamo difendere. Come le persone che da sempre noi conosciamo, anche Via Gaggio (che è più di un luogo, una condizione dello spirito e quindi un “Luogo”) ha sempre un volto nuovo che sta a noi cogliere, una nostra emozione, una fioritura particolare o tante altre situazioni in cui noi ci “riconfermiamo” non in noi stessi ma attraverso l’alterità.
Questo è forse il grande miracolo, un andare oltre un semplice viaggio standardizzato, il solito pacchetto viaggi dove si vede molto ma si vive poco. Noi tutti sappiamo come l’arricchimento del “viaggiare” sia un identificarsi in ciò che vediamo anche se diverso, farlo proprio pur mantenendolo alla giusta distanza per non fagocitarlo attraverso la nostra mania di “omologazione” (l’altro diventa si come noi, ma abbastanza addomesticato da “morire” come altro). Rimane quindi aperta la domanda che mi sono posto all’inizio; perchè non cominciare a scoprire l’altro dietro casa? Forse almeno così riusciremo a fare nostre realtà più distanti (geograficamente e culturalmente); ecco la nostra sfida o battaglia etica; i “non luoghi” non portano da nessuna parte e, se manchiamo di stupore qui per Via Gaggio, magari non saremo veramente capaci di apprezzare veramente ciò che si trova molto lontano da noi (perchè ci disorienta per la sua diversità). Ecco l’augurio che io, e tutti noi Gaggionauti ci facciamo a questo punto della tarda estate; viva Via Gaggio!!

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