NON MOLLARE MAI

“Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perchè il “male” ed il “potere” hanno un aspetto così tetro ?
Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?”

“Preferisco lottare contro i mulini a vento che essere d’accordo con chi tira l’acqua al proprio mulino!”

Capita a volte di incontrare persone che hanno deciso di smettere di lottare. Con le loro ragioni, sicuramente rispettabili ma non condivisibili, tirano i remi in barca, si chiamano fuori anche quando vengono toccati negli aspetti più umani, più vicini o più familiari o comunque fanno parte della loro vita.

Via Gaggio è anche questo; non è solo una via, è decisamente qualcosa di più, non è un parente ma poco ci manca, non è umana perchè le manca la parola, ma comunica benissimo con i suoi colori, i suoi odori e il suo accoglierti ogni giorno dell’anno.

Sapere di perdere tutto questo, sapere che solo c’è il rischio di perdere tutto questo per molti è più che sufficente per far scattare quella molla dentro ognuno di noi, per decidere di agire:

IO SONO, IO POSSO, IO VOGLIO…

Ma così come scatta la molla, in altre persone cala il sonnifero o addirittura subentra il “coma civico” quello per cui una società intera o buona parte di essa decide di girare la faccia dall’altra parte, decide di non occuparsi, di non farsi coinvolgere e decide di assistere in silenzio, in assordante silenzio, alla distruzione di qualcosa di caro.

Siamo cittadini o siamo sudditi? Siamo protagonisti o facciamo parte della scenografia muta e silenziosa che si trova a suo agio sul palco così come nei magazzini teatrali, dove il nostro “non fare nulla” serve solo per farci coprire di ragnatele?

Siamo sudditi rassegnati, che sono contenti di subire in silenzio, e che non distinguono più nemmeno chi comanda e perchè lo fa…e soprattutto se può farlo.

La rassegnazione è decisamente il nostro vero nemico, quello più subdolo, quello più difficile da sconfiggere.

“Tanto hanno già deciso!”, poco importa se chi ha deciso del tuo futuro, non ha il potere di farlo o addirittura quel potere se lo prende!

Poco importa se chi ha deciso del tuo futuro, non vuole sapere come la pensi, tanto sa benissimo che potrà fare tutto ciò che vuole.

Noi non siamo così, per fortuna “Rassegnazione”, ” Indifferenza” e “Coma Civico” NON ABITANO IN VIA GAGGIO.

Abbiamo deciso di non subire, abbiamo deciso di diventare artefici del nostro destino, cittadini attivi per il bene della propria comunità, del proprio territorio.

Abbiamo deciso di impegnarci in questa lotta perchè siamo convinti di dover lottare non per avere qualcosa che non ci appartiene, ma per tutelare i diritto, sacro ed inviolabile, di poter continuare a vivere una vita civile”.

Saremo anche dei novelli Don Chisciotte, ma non siamo “stupidi” e forse è meglio combattere una lotta che vale la pena di combattere, ed è questo il caso, piuttosto che girare la testa e comportarci da sudditi “cordardi”.

Noi abbiamo dentro questo desiderio di salvare Via Gaggio, e come ripetiamo spesso non lo facciamo per noi, ma lo facciamo per i nostri figli, per i figli dei nostri figli e per le generazioni future che ci hanno chiesto di proteggere VIA GAGGIO, perchè anche loro possano viverla, come la viviamo noi!

“Se questo è il desiderio di tutti noi, lottiamo per questo desiderio, facciamolo nostro, non lasciamoci reprimere da chi non vuole questo cambiamento.

Il desiderio non deriva dalle capacità fisiche, ma da una volontà indomita che si muove dentro di noi!!!

Teniamo bene a mente queste cose:

Forte deve essere il desiderio dentro di noi, forte deve diventare la nostra voglia di cambiamento.

Il desiderio è metà della vita; l’indifferenza è metà della morte”.

Ora e Sempre VIVA VIA GAGGIO!!!

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2 responses to this post.

  1. Posted by Balice Nicola on 1 settembre 2010 at 8:48 pm

    Non credere nel cambiamento è un lasciarsi vivere che non concede scampo; o si muore come “comunità civica” o si riapre il dibattito. Certamente lo scoramento e la rinuncia sono sentimenti umani, e come tali meritano rispetto e ascolto; a volte quando si vede il mondo e le sue ingiustizie sembra davvero di combattere contro i mulini a vento, oppure ci si limita a constatare il fallimento della politica, quella vera con la P maiuscola e ci si rassegna. Le decisioni vengono così prese da altri e, si attribuisce loro quella fiducia che, altrimenti, dovremmo porre in quelle forze che reclamano una piena partecipazione nel divenire storico (forze politiche, ma non solo). Al di là di queste brevi osservazioni una questione rimane di fondo, è veramente saggio lasciarsi andare? Se guardiamo oltre la superficie di questo “grande mare globalizzato” notiamo che le forze del cambiamento ci sono ovunque, a tutte le latitudini e in tutte le società, con un unico comune denominatore: l’ecostenibilità. Se poi aggiungiamo il fatto che oggi molte più persone (rimango in questo caso al nostro paese Italia) sanno cosa si intende per ecosostenibilità, impronte ecologica, biodiversità ecc. allora i dati sono certamente confortanti. Essere ecosostenibili significa molto di più che un blando “ecoconcetto” da “ecoinvasati” che desiderano un mondo con tanti animali e poco toccato dalla civilizzazione “e, mi riferisco in questo caso alle civiltà materiali avanzate. L’ecosostenibilità porta con sè la forza dirompente di una rivoluzione culturale, certo difficile ma possibile, che crede in un futuro; un modo diverso di concepire i rapporti economici, che richiede competenze e, soprattutto partecipazione democratica alle scelte che politici (e non solo) devono di volta in volta prendere. Ancora una volta ritorniamo ad un “orizzonte utopistico”; qui siamo alla base della grande “disillusione” delle nostre società contemporanee, ci viene detto che falliti i grandi progetti di palingenesi sociale (con il fallimento dell’utopia comunista) non ci rimane che gestire l’esistente ed essere tolleranti, favorendo un clima di “relativismo culturale”. Tutto vero, il grande progetto epistemico (quello per intenderci delle società stabili, portatrici di un sapere anch’esso stabile perchè radicato in una tradizione) è fallito, forse siamo un pò più maturi per capire che la verità è frutto dell’esperienza, è individuale, ma rimane pur sempre in una qualche misura collettiva. Cosa significa? Semplicemente che il divenire storico non può prescindere dall’amore per il diverso e se, oggi sempre di più si parla di società multiculturali, non significa questo che la via da percorrere rimane quella della “ecosostenibilità” (per il rispetto di tutte le forme di vita biologica presenti sul nostro pianeta)? Depotenziato il fattore “totalitario” delle nostre società nel periodo della modernità, rimane ora il compito di costruire una società a misura di tutti (e anche degli animali), e senza scomodare Hegel, il progetto di ridefinizione dei nostri orizzonti utopici non può essere che dialettico (ovvero di confronto). Non più una “filosofia” che, come quella hegeliana, vuole risolvere i conflitti attraverso il momento della “sintesi”, ma una filosofia che (come ancora quella hegeliana) medi per un bene comune superiore mai dato però una volta per tutte (e in una forma definitiva). Probabilmente un pensiero multiculturale ci può dare uno strumento utile per re-impadronirci del nostro mondo e, capire che, nonostante tutto il nostro “progressismo” le risposte sono nell’immediato, assai più semplici. Recuperiamo pertanto il senso della lotta, cominciando da Via Gaggio lungo la quale si cammina per un obbiettivo comune, salvarle per le generazioni a venire! E di segni di questo tipo ce ne sono parecchi; gente e anche imprenditori, che hanno fatto della ricerca “ecosostenibile” il proprio crede; non più una società di profitto dunque, ma una società solidale. Un percorso possibile esiste quindi, richiede solo partecipazione a tutti gli aspetti della vita comunitaria, un mantenere fermo un principio: una crescita ecosostenibile (e noi diremmo rispettosa dell’uomo/donna e ambiente), solo che le modalità in cui essa si attua non vengono date “a priori”, ma valutate di volta in volta. Come dire: può Malpensa crescere senza terza pista? Ebbene noi siamo convinti di sì, Malpensa può cominciare a diventare ecosostenibile…Ecco il grande esercizio di “democrazia”; questo non significa perdersi nel ginepraio di idee ed opinioni (trattate magari a guisa di merci), ma confrontarsi..perchè se nessuno può arrogarsi il diritto di possedere la verità a priori, questo non significa però non mettersi in viaggio per “approssimarsi” ad essa; da questo punto di vista si può veramente cominciare a parlare di “ecosostenibilità (perchè un ambiente è tale non solo per noi umani, ma per tutti gli esseri viventi che lo abitano). Dunque Viva Via Gaggio!!

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  2. Posted by Rosella on 12 settembre 2010 at 7:16 pm

    Questa mattina ho partecipato alla “BICISTORIA” , percorso veramente interessante che mi ha permesso di poter capire, pur nella mia abissale ignoranza per me che arrivo da altra realtà cittadina e con scarsa conoscienza sia di Via Gaggio che della 3 pista, le ragioni della vostra lotta….Condivido totalmente il post di Nicola….
    Viva via Gaggio e Viva tutti gli uomini di colore, sesso, nazione, fede religiosa o no, che perseguono la pace tra i popoli e il bene comune.

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