TERRITORIO E SERIETÀ

La brutta faccenda della terza pista, merita degli interlocutori seri, credibili e che non ragionino solo per “partito preso” o perchè devono seguire gli ordini di partito.

Le conseguenze negative per questo territorio sarebbero nefaste se la terza pista venisse realizzata, ma molti dei Consiglieri Regionali di maggioranza e opposizione non conoscono Via Gaggio e ignorano completamente quali saranno le conseguenze per il Parco del Ticino e per la parte sud della Provincia di Varese.

Stridono poi le dichiarazioni di chi dice, che con questo documento si “tutela” il territorio. Ennesima balla, lo dimostra il fatto che il territorio aveva avanzato una serie di proposte, approvate all’unanimità dal CUV, ma queste sono state bocciate.

Quale territorio quindi è stato tutelato? Sicuramente quello del Comune di Milano che come primo azionista di SEA, riceve una bella fetta degli introiti. Ma qui non è Milano, qui è provincia di Varese, o come pensa qualcuno lo Stato Libero di SEA, vista l’arroganza con cui SEA pensa di poter governare sui territori che non sono suoi.

Stiamo assistendo ad un nuovo periodo “coloniale” dove Milano invade i nostri territori per fare ciò che vuole.

Parafrasando uno slogan della Lega Nord, se prima si diceva ROMA LADRONA, ora LADRONA è diventata MILANO che sta allungando la sua mano in una terra non sua, per farne ciò che vuole, incamerandosi tutti i vantaggio economici e non solo e lasciando a noi solo le cose negative, facendo sparire una zona stupenda come la Brughiera, la Via Gaggio e il Parco del Ticino.

Serve uno scatto di orgoglio da parte di tutti noi che amiamo Via Gaggio, dopo le ferie dobbiamo diventare meno “virtuali” e più “reali” per stare vicini a Via Gaggio, per partecipare “attivamente” alle iniziative che faremo e per continuare in maniera ancora più massiccia alla raccolta firme.

VIA GAGGIO SI PROTEGGE NON SI DISTRUGGE!!!

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One response to this post.

  1. Posted by nicola72 on 31 luglio 2010 at 12:47 pm

    La cementificazione del territorio in Lombardia sta raggiungendo livelli allarmanti; siamo sopra il 10% di territorio urbanizzato, un livello che dovrebbe suscitare preoccupazione. E’ sotto gli occhi di tutti quanto allarmante stia diventando la situazione complessiva del sistema Italia;si cerca continuamente attraverso decreti di depotenziare il nostro sistema di aree protette rendendo i vincoli blandi; eh, sì, le aree protette non devono, secondo i nostri governanti, frenare le lobby del cemento e dei cacciatori. Sappiamo tutti il valore notevole del nostro paesaggio, poco “selvaggio” ma naturalisticamente “rilevante”, intreccio di natura e cultura che lo rendono unico in Europa (ma non solo); salvare questo paesaggio è una battaglia culturale contro la miopia degli amministratori locali(anche di sinistra). Viva Via Gaggio si inserisce in questa battaglia con un obbiettivo; salvare la brughiera della zona del Gaggio e la sua storia; si vota in Regione contro il buon senso e si sta progressivamente svuotando la nostra democrazia. L’Italia, a differenza di quanto qualcuno dice, non è un’azienda, è una comunità di cittadini, depositari di diritti inalienabili; non è una società per azioni, non ha fini di lucro (almeno non dovrebbe), è una comunità il cui scopo dovrebbe essere il benessere di tutti, che non si misura solo in termini di PIL. Si dice che il compito di una comunità nazionale (e anche internazionale) sia quello di fornire a tutti i cittadini “basi comuni” da cui partire per potersi realizzare in termini umani e lavorativi; si tratterebbe a prima vista di una “promozione materiale” dei cittadini di uno stato. Se però guardiamo meglio, le cose non sono così pacifiche, un’organizzazione di tipo statuale ha di mira (o ancora dovrebbe) il benessere materiale dei cittadini come base di partenza, da qui ne risulta ancora una base da cui partire per soddisfare bisogni “spirituali” di ordine superiore. Questo perchè occorre uscire da una visione di tipo “dicotomico” dei bisogni umani; materiali o spirituali o entrambi. I primi sono un tutt’uno con i secondi, da un punto di vista antropologico (non religioso, e lo sottolineo perchè si sta parlando di due piani distinti) noi siamo materia e spirito insieme; è il punto di vista che rende possibile la distinzione (si pensi come metafora alla rappresentazione in fisica del suono “come onde”; da un punto di vista più esperenziale il suono è percepito come “rumore” per l’effetto che esso produce sui nostri timpani). Si pensi a titolo esemplificativo alle teorie di K.Marx il quale faceva dipendere le ideologie (in un’accezione negativa) dalle condizioni “materiali” e di “vita” di ciascun individuo; modificando queste (e i rapporti di produzione) si modificano le ideologie stesse, e si liberano forti energie spirituali. Da questo punto di vista rimane evidente come uno stato non possa essere un’azienda in senso stretto e avere finalità di lucro; certo la ricerca della felicità compete non alle istituzioni, ma a ciascuno di noi; se però le istituzioni non fanno nulla per promuovere il vero benessere delle comunità, il compito di ciascuno di noi verso la realizzazione personale diventa difficile se non impossibile. Viva Via Gaggio è il segnale di una volontà di vivere al di fuori di mere logiche produttive (e soprattutto speculative), per realizzarci come individui che hanno diritto al proprio “paesaggio”. Per concludere qualcuno potrebbe dire che prima viene il lavoro; niente di più tendenzioso; sarebbe come dire che, una sorta di colpa “metafisica”, ci impedirebbe di vivere, almeno in parte, degli agi di una vita priva di vere preoccupazioni materiali, perchè molti al mondo (ahimè) patiscono la fame. Quello della Super Malpensa è una scusa per speculazioni fini a sè stesse; per quanto riguarda il lavoro, al di là della giusta polemica riguardo al lavoro di Malpensa, “questo” può essere creato attraverso un sistema aeroportuale lombardo integrato (e non Malpensacentrico) e investendo sulla green economy. Fino a quando però prevarranno logiche aziendali (della peggior specie) nulla avrà senso di ciò che è cibo dell’anima e, non finalizzato ad una logica di pseudo-sviluppo. Ecco perchè a gran voce dobbiamo dire “no terza pista, sì parco del Ticino, o viceversa visto che il Parco richiede rispetto, sia per il verde che per le persone che lo abitano o, lo vivono proveniendo da fuori. Chi agisce solo sulla base di logiche di profitto non può avere a cuore il vero benessere della gente, che è sì materiale, ma spirituale insieme; le due cose sono molto più legate di quanto si possa credere.

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