WVG CHIAMA PARCO. PARCO, RISPONDI!

Il citofono della Sede del Parco del Ticino a Tornavento. Foto: © 2010, WVG

Quello che segue è un testo di Walter Girardi

Faceva freddo durante le prime videointerviste in Via Gaggio, era verso fine gennaio. Da quel fine gennaio ad oggi, sono successe tante cose, tanti amici hanno conosciuto e iniziato a lottare per difendere Via Gaggio, la Brughiera, Tornavento e il Parco del Ticino da una morte assurda per mano della terza pista di Malpensa.

Tanti singoli amici, tante Amministrazioni Comunali, tante associazioni ambientaliste e culturali stanno camminando insieme verso l’obiettivo che si chiama difesa del territorio, difesa e salvaguardia del Parco del Ticino.

Però… c’è un però. La voce che da Gennaio ad oggi non si è sentita è proprio quella del Parco del Ticino.

Non sappiamo se è stata sovrastata dal rumore di un aereo in decollo o in atterraggio, sappiamo solo che in questo momento al Parco del Ticino manca quello scatto di orgoglio, quella presa di posizione pubblica e ufficiale in difesa di se stesso.

Il Parco del Ticino aveva espresso con una propria delibera, la sua contrarietà alla terza pista, con un documento approvato all’unanimità dalla Assemblea Consortile il giorno 11 Novembre 2006.

Nel documento si diceva:

«di ribadire la propria contrarietà alla costruzione di una terza pista presso l’aeroporto di Malpensa, specie considerando che non sono state risolte le problematiche emerse al momento del potenziamento aeroportuale, come disposto dal 1985 ad oggi».

Parole importanti e chiare, che oggi purtroppo sono troppo lontane nel tempo.

L’oggi è importante per far sentire la propria voce, caro Parco.

L’oggi, al fianco delle tantissime persone che formano il popolo di WVG, è quello che conta, oggi devi far sentire la tua voce. Oggi devi dare a tutti un segno della tua presenza.

Alza la voce, strilla, urla tutto il tuo sdegno, la tua rabbia contro chi vorrebbe farti sparire. Non rimanere passivo, silente e inerte di fronte alla famelica voracità di chi vuole coprire di cemento e asfalto i tuoi sentieri, i tuo alberi, i tuoi frutti e i tuoi animali.

Non sei da solo in questa lotta di sopravvivenza, siamo tantissimi. Da soli non possiamo portare avanti una battaglia che è anche tua, è soprattutto tua.

Caro Parco del Ticino, sei nato a pochi anni di distanza dall’aeroporto di Malpensa. Come due vicini di casa siete cresciuti insieme, siete diventati grandi insieme e oggi l’aeroporto fa la voce grossa, ti vuole cancellare, vuole che tu non esista più.

E lo vuole fare nel modo più cruento possibile: pugnalandoti là, dove sei più vulnerabile, pugnalandoti alla schiena, colpendoti in una delle tue rete ecologiche più importanti e necessarie per la tua esistenza.

«La costruzione della terza pista comprometterebbe irrimediabilmente l’integrità del territorio del Parco e quindi del corridoio ecologico, ampliando il sedime aeroportuale verso sud».

Sono parole che chiariscono bene quali saranno le conseguenze per te, se faranno la terza pista e il polo logistico annesso.

Ma il danno per tutti noi sarebbe ulteriormente peggiore perché

«verrebbe completamente distrutta un’area di particolare interesse ambientale, all’interno della quale è localizzata la più bella brughiera del Parco del Ticino, recentemente ricongiunto alla vallata del Ticino attraverso la creazione di un corridoio ecologico.»

Vedi caro Parco noi abbiamo bisogno di te, abbiamo bisogno di sapere che sei al nostro fianco, che anche tu scendi in campo per difendere i tuoi interessi, ma soprattutto scendi in cambi per difendere l’interesse principale, cioè quello di esistere ancora e continuare a esistere per le generazioni future.

Vieni con noi Parco, scendi nei tuoi sentieri, esci allo scoperto e lotta con noi!!!

«La gente del cielo ci ha mandato il messaggio che loro possono prendersi quello che vogliono e nessuno può fermarli. Ma noi manderemo loro il nostro messaggio. Cavalcate veloce, quanto vi può portare il vento e dite agli altri clan di venire dite loro che turuk-mak-tao li chiama a raccolta. E ora volerete, con me, miei fratelli e sorelle e insieme faremo vedere alla gente del cielo che loro non possono prendersi quello che vogliono, e che questa…….QUESTA TERRA È NOSTRA!!!»(dal film Avatar)

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One response to this post.

  1. Posted by nicola72 on 15 giugno 2010 at 11:51 pm

    La gente si raccoglie o comincia a farlo intorno ad un congiunto condannato a morte, un congiunto vivo nonostante Malpensa più volte abbia cercato di fargli la festa; il nostro Parco del Ticino, il fiume azzurro che nasce sulle Alpi svizzere, attraversa parte del Canton Ticino e diventa emissario del Lago Maggiore, già esso stesso un eccezionale parco “culturale” (così lo si vorrebbe far diventare per lasciarlo “fruibile” alle generazioni future). Da qui il fiume “azzurro” esce nei pressi di Sesto Calende per attraversare la Pianura Padana e dopo un lungo viaggio si “getterebbe” nel Po. Questo è il nostro corridoio biologico fatto di storia, natura e agricoltura, un altro vero e proprio candidato a “parco culturale” perchè la cultura è il nostro modo di rapportarci agli altri con cui condividiamo un territorio, degli interessi di vita e una storia comune (fatta di comunità e gente operosa). Ebbene tutto questo oggi è in pericolo perchè con la terza pista di Malpensa e annesso polo logistico questo delicato ambiente verrebbe spazzato via; un muraglione che ci impedirebbe l’accesso alla Valle del Ticino, Tornavento e il suo bellissimo balcone deturpato da una striscia di asfalto lunga due chilometri. Noi dobbiamo fermare questo scempio e dire ad alta voce in questo mare mediatico di omologazione culturale che questo non è progresso. Si dice da più parti che tutto ciò che decide la tecnica è irrevocabile (e qui per tecnica noi naturalmente intendiamo una sua parte, quella che sostiene il capitalismo) ma anche qui siamo di fronte ad un equivoco: non è la tecnica ad essere irrevocabile ma l’interesse di pochi gruppi che portano avanti interessi parziali, unilaterali e che misurano la felicità in termini di pillole che ci “reinserirebbero” in un circuito consumistico…. Qui però sto citando ancora una volta Baumann il famoso sociologo polacco che in un suo libro (in realtà filo conduttore di tutto il suo lavoro critico) disse che il disagio che noi avvertiamo è generato da un sistema apparentemente democratico nella misura in cui noi ci adattiamo al sistema consumistico (e se per qualche motivo ne rimaniamo “tagliati fuori” ad esserne responsabili siamo noi e, invece di essere spronati ad esercitare un pensiero non conforme, che succede? ecco che scatta la “medicalizzazione” o l’emarginazione in virtù del fatto che siamo degli “alieni”) e accettiamo pienamente le regole del gioco. Così però non si sviluppa una psiche (a questo punto ci viene incontro la holding winnicottiana) ma ci si perde nel mare dell’indifferenziato o della commutabilità di tutto e tutti. E’ chiaro che la più grande abilità di un siffatto mondo fondato sulla più piena deresponsabilizzazione individuale è o risulta essere quella del sapersi “gestire” in termini di costi e benefici. Con questo non voglio dire che non sia un’abilità quella di sapersi muovere adeguatamente nel mondo e del resto ogni movimento (tra cui anche il nostro) richiede una orchestrazione di interventi per raggiungere obbiettivi e canalizzare la rabbia della gente (che soprattutto in questo periodo sta montando contro Malpensa); voglio invece sottolineare che il “saper perdere tempo” (il cosiddetto flaneur come lo chimava Beniamin) è un’arte, un momento creativo di riorientamento di sè stessi e delle proprie energie psichiche (e il territorio, le sue bellezze ben si prestano ad un godimento “estetico” apparentemente fine a se stesso ma in realtà cibo dell’anima). Solo con l’accettazione di un limite si può pensare ad uno sviluppo più sano piuttosto che “regredire” allo stato infantile (cosa che richiederebbe un continuo e totale accudimento come si fa con i bambini molto piccoli; la cosiddetta holding winnicottiana) e per reazione attuare strategie di dominio sulla natura passando sopra ogni etica e ragionando in termini Strategia per raggiungere un Obbiettivo; quale obbiettivo? la strategia stessa del dominio che diventerebbe così il vero fine. In altri termini qui siamo di fronte ad un dominio non per accrescere un potere “economico” (la qual cosa sarebbe comunque deprecabile se così facendo si negherebbe ogni diritto alla gente alle proprie terre e alle proprie comunità) ma per accrescere un potenziale “tecnico” che semplicemente reclama solo sè; io faccio così perchè fa parte della logica degli affari….Su questo dovremmo meditare, su questo vuoto, su questo nichilismo che annullerebbe ogni spinta ideale e ogni capacità di ascoltarsi attraverso le piccole cose (non per ritornare al passato ma per creare una continuità verso un futuro più vero).

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