WVG INTERNATIONAL

Foto: © 2010, Comitato WVG

VivaViaGaggio è un grido di battaglia e la sua eco si spinge ben oltre i confini di Lonate Pozzolo (VA).

A Lonate Pozzolo VivaViaGaggio è nata, sì, ma da subito si è puntato sul carattere intercomunale, interprovinciale, internazionale della brutta storia della terza pista. Internazionale è l’aeroporto, internazionali siamo noi! Che la terza pista sia letteralmente assurda – da un punto di vista non solo ambientalistico ma anche economico – non lo dicono solo… aspetta, come ci chiamano? Ambientalisti retrogradi, oppure irresponsabili, oppure ancora difensori del proprio orticello. Ecco, no: a denunciare la follia distruttrice della terza pista di Malpensa e di tutto quello che verrà sono lavoratori dell’aeroporto di Malpensa, che da dentro ben si accorgono di quel che non va a livello gestionale all’interno del sedime. Sono piloti di aerei di linea. Sono professionisti del mondo della finanza. Li incontriamo ai banchetti della raccolta firme, ci scrivono le email. Sono indignati.

Indignati sono anche rappresentanti del mondo politico. Rappresentanti del mondo politico, anche dello schieramento che caldeggia la grande opera. Eh sì, in casa Lega Nord e PdL il fronte non è compatto, sia a livello locale che nazionale. Che a livello locale non sia compatto, si è avuto prova con la presa di posizione, avversa alla terza pista, del PdL di Lonate Pozzolo e della Lega Nord di Nosate (MI).

A manifestare la tensione all’interno del fronte terza pista sono proprio le dichiarazioni del ricco presidente della Sea, Giuseppe Bonomi, che – da buon avvocato – ce la mette tutta per difendere la bontà di un’operazione che di buono ha poco-niente. L’Avvocato Bonomi che motivazioni adduce per difendere la sua cliente, Signora Terza Pista (Terza di nome e Pista di cognome)? Dice che a parità di numero di voli, la terza pista ridurrà il rumore. Ah sì? Si costruisce la terza pista per ragionare su un numero di voli uguale a quello attuale? E i numeri mirabolanti strombazzati poco tempo addietro? Dove sono i quarantacinque milioni di passeggeri? L’Avvocato Bonomi, con siffatta fragilità di argomentazioni, si è esposto al pubblico ludibrio.

Tira aria di fine settimana e Viva Via Gaggio ritorna in piazza, o comunque in strada. Domenica prossima ci facciamo in tre: sempre nel pomeriggio, si potrà firmare a Lonate Pozzolo in piazza S.Ambrogio, a Vanzaghello e nel consueto  presidio di Via Gaggio. Si ricorda di venire muniti di documento di identità.
Vuoi attivare anche tu un banchetto di raccolta firme nel tuo Comune? Contattaci, scrivendo a vivaviagaggio@gmail.com
Dobbiamo arrivare al più presto all’obiettivo delle 10.000 firme!

I numeri di oggi: gli amici Facebook sono diventati 1.470. Nelle ultime ventiquattro ore, sono stati aggiunti 37 nuovi amici.
Nel Censimento del Fondo Ambiente Italiano, Via Gaggio è sempre 4° posto in Italia, prima area naturale in assoluto. Via Gaggio ora vanta 963 voti.  Il terzo posto è a quota 1125, il quinto posto si sta minacciosamente avvicinando a grandi falcate e ora dista di soli 49 voti. Il rapporto tra VivaViaGaggio e Fondo Ambiente Italiano è molto stretto, il F.A.I. è un amico vero di Via Gaggio e di chi ama quella incantevole strada di brughiera.

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One response to this post.

  1. Posted by Balice Nicola on 10 giugno 2010 at 9:49 pm

    E già, si parla di ambientalisti “retrogradi” che vogliono tornare alle mulattiere; eppure io ho avuto modo di leggere in questi ultimi giorni dichiarazioni “folli” da parte del ricco avvocato di SEA che afferma come la terza pista sia un'”opportunità” per il territorio. Cosa vuol dire questo? Stigmatizziamo gli ambientalisti perchè vogliono un modello di sviluppo più umano, rispettoso dell’ambiente e delle persone e che pongono questi valori al di sopra di ogni interesse di parte. E’ più facile distruggere e far soldi oggi e, domani ritrovarci con una super-super Malpensa con tre piste per giocarci a bocce, il Parco del Ticino agonizzante e prossimo alla morte e paesi interi spazzati via perchè “delocalizzati”. Questo è uno scenario spettrale, un declassamento di un territorio bellissimo ad un non-luogo di brechtiana memoria con tanto di filo spinato per delimitare i territori che SEA si è fagogitata. Ma ci rendiamo conto dell’assurdità di un siffatto progetto? Tutte le volte che ci penso (e ci pensano anche molti non ambientalisti o gente comunque lontana dall’ambientalismo come movimento) mi prende un brivido, una rabbia, come dire che una proposta del genere non avrebbe dovuto neanche esserci. Questo è un furto di territorio che ha molto le sembianze di una “colonizzzazione” laddove la gente verrebbe poi confinata nelle riserve. Ora, da un punto di vista economico la terza pista è un affare per pochi “interessati” e un danno per tutti; una economia più lungimirante avrebbe fatto del territorio una risorsa e puntato su altre forme di sviluppo. Basta uscire da una visione malpensacentrica o milanocentrica per capire che forse EXPO 2015 è solo una grande scorpacciata per pochi che lascerebbe molti a bocca asciutta e con tanta amarezza dentro. Leggevo recentemente che uno dei più grandi problemi a Milano è che sempre di più i milanesi si sentono espropriati della loro città; si costruiscono grattacieli e tanti non luoghi; luoghi degradati e come “scorporati” dal contesto cittadino ed un contesto cittadino fatto a sua volta di zone commerciali e zone di lusso (super-monitorate) dove gli abitanti ci sono qualche giorno all’anno mentre per il resto saranno altrove. Non voglio a questo punto fare della facile retorica da “ecofanatico” sul bello; paesaggi alpini, boschi intatti pieni di animali, fattorie e campi coltivati; a volte anche il brutto può appartenerci, così anche il grigiore di alcuni quartieri cittadini o fabbriche che emanano fumo ma danno del lavoro a molti. Però questo può far parte di una storia ed un impegno “responsabile” da parte di chi governa (di centro o sinistra poco importa da questo punto di vista) dovrebbe essere di mediare tra interessi contrastanti più o meno nobili, più o meno condivisibili in vista di un bene comune (di cui il bello è una parte essenziale; e per bello non è da intendersi ciò che è perfetto, ma una esperienza estetica gratificante perchè gratuita e immediata che non ha uno scopo preciso). Sembra invece che ci stiamo avviando verso la riproposizione di modelli di sviluppo da età industriale (o proto-industriale) che di fronte alle vere sfide del post-moderno (recuperare una dimensione del vivere più autentica nel rispetto della gente e del suo territorio che ad essa appartiene e non a SEA) che fa? Costruisce la terza pista, dà un pò di regalini ai comuni e forse cerca di corrompere gli oppositori e lascia passare un messaggio chiaro: di fronte ai soldi siamo disposti (e così voi perchè noi sappiamo come il mondo va avanti) a vendere (o svendere) tutto. Si perde così la dimensione estetica, ovvero quella dimensione che coglie al di là di numeri, cifre, dati e statistiche quel “qualcosa” che ci rimanda ad un oltre, che non costa nulla ma che non si può vendere perchè il suo valore è oltre i numeri (o i soldi). Questo tipo di gioco qualcuno l’ha definito (Lash ma anche altri) il gioco simbolico della morte perchè ogni cosa che aderisce pienamente al suo significato, che diventa pienamente oggettività senza rimandare ad una dimensione simbolica è morta, esiste ma potrebbe non esistere perchè ci comunica solo una sua dimensione (che certamente esiste ma non è l’unica). In poche parole Via Gaggio e il parco sono nostri e non di Bonomi e company.

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