- – -
Ora “STERPAGLIE” si è messo in proprio e, da pagina, è diventato blog. Qua: http://sterpaglie.wordpress.com
- – -
STERPAGLIE E BIODIVERSITA’
Possiamo definire la biodiversità come la ricchezza e la varietà delle forme di vita animale e vegetale e degli ambienti naturali presenti sulla terra.
L’equilibrio ecologico che si crea tra specie vegetali e animali (uomo compreso) all’interno dei vari ambienti è una garanzia per la qualità della vita e per la sopravvivenza stessa dell’uomo.
Per questo ambienti un tempo considerati poveri sono stati recentemente rivalutati anche perché sempre più rari e minacciati dalle attività umane come ad esempio gli ambienti umidi (stagni, paludi) e le brughiere.
Tra questi la brughiera di Gaggio (che qualcuno ha definito “l’ultima brughiera”), sicuramente la più estesa e meglio conservata a sud delle Alpi.
“Farfalle, rettili e altre sedici specie animali esclusive abitano la brughiera di Gaggio”, secondo uno studio del 2005 effettuato dal prof. Giuseppe Bogliani dell’Università di Pavia.
Gli esempi eccellenti sono il succiacapre, uccello dalle abitudini notturne e crepuscolari, la lucertola campestre, per la quale la brughiera di Gaggio rappresenta il limite di diffusione settentrionale e la Hipparchia semele una farfalla color terra della famiglia dei Satiridi che dalle zone montane si è spostata anche in brughiera.
Ma quanta biodiversità c’è nella brughiera di Gaggio, quante le specie animali e vegetali?
Non so se qualcuno ha mai provato a fare un censimento. Di sicuro ce n’è molta di più di quella che alcuni, in modo assolutamente interessato, vogliono liquidare con la definizione di “sterpaglie”.
E allora vediamo di cosa sono fatte queste sterpaglie, vediamo quali sorprese ci offre da questo punto di vista la Via Gaggio.
“Sterpaglie”, l’avrete capito, è il titolo ironico di un catalogo di specie animali e vegetali presenti nella brughiera di Gaggio e che comincia così…..
- Succiacapre (Caprimulgus Europaeus)
e proseguirà nei prossimi giorni
NON CHIAMATELO CROCUS ( 06 ottobre 2010)
Chi ha la fortuna di percorrere la Via Gaggio in settembre e inizio ottobre non può non accorgersi di un grazioso fiore dai petali lilla (qui in una splendida foto della nostra amica Michela)
E’ il colchicum autumnalis una pianta bulbifera della famiglia delle liliacee simile al crocus, che fiorisce in primavera, dal quale si differenzia perchè ha sei stami invece di tre e perchè possiede una curiosa caratteristica: le foglie spuntano solo la primavera successiva.
E’ chiamato comunemente zafferano matto, ma attenzione (!) non è possibile farci il risotto alla milanese, infatti tutta la pianta, a cominciare dal fiore e fino al bulbo, è velonosa e nei pascoli di montagna, dove ugualmente questa pianta cresce, cavalli e mucche evitano accuratamente di brucarla.
Ma noi, tra una passeggiata e un giro in bici, ricordandoci sempre del vecchio adagio “Guardare ma non toccare” possiamo ammirarlo in tutta la sua bellezza.
IL SUCCIACAPRE. …. A GRANDE RICHIESTA! (21 settembre 2010)
Pochi hanno visto questo uccello, meno ancora l’hanno fotografato e forse anche per questo è circondato da leggende antiche e recenti, il suo nome deriva dal fatto che i pastori dell’antichità vedendolo svolazzare attorno alle greggi pensavano che succhiasse il latte delle capre
allego una foto che ho rubato dal sito dell’Università di Pavia
www-3.unipv.it/ecoeto/biodiver_conserv.html (chiedo venia al Prof. Bogliani che comunque spero capirà)
Il succiacapre, uccello crepuscolare e notturno che si nutre di insetti (preferibilmente falene) catturati mentre vola con il grande becco spalancato e munito di “ciglia” di giorno se ne sta appollaiato sui rami degli alberi o a terra mimetizzandosi perfettamente.
Il suo habitat, costituito da lande e brughiere con ampie distese prive di alberi, si sta progressivamente riducendo e così la sua presenza. In provincia di Varese è presente ormai solo nella brughiera di Gaggio, nella pineta di Tradate- Appiano Gentile e nel Parco del Campo dei Fiori.
E’ un migratore nidificante da noi e quindi presente solo nella stagione estiva
per i più curiosi allego anche un link con il suo canto:
http://www.virtual-bird.com/songs/caprimulgus-europaeus.mp3
LA BRUGHIERA? ROBA DA MUSEO (21 settembre 2010)
Brughiera: provenzale bru; catalano bruguera; francese bruyère; dal basso latino brugaria e questo dalle varie forme del celtico: cimbro grug, bretone gruk, grug, grugen, cornovagliese grig, tutte con il significato di cespuglio di rovi o di arbusti, macchia ed anche erica.[1]
La brughiera prende il nome da una delle specie vegetali più diffuse all’interno di questo ambiente e cioè il brugo (Calluna vulgaris Hull.), la cui fioritura, nella tarda estate-autunno, colora le radure e le ampie spianate di un bel violetto-lilla.
E’ un ambiente che occupa vasti territori in molti paesi dell’Europa sia in climi temperato-caldi (la Spagna) sia in climi temperato-freddi: basti pensare alle lowlands-heatlands dell’Irlanda e della Scozia e alle lande che si estendono nel nord-ovest della Francia e poi ancora nelle pianure adiacenti le coste settentrionali della Germania con propaggini fino alla Svezia e alla Norvegia, terreni acidi e poco fertili caratterizzati da una vegetazione arbustiva ed erbacea e dall’assenza di alberi.
Il brugo non è quindi una pianta rara o in via di estinzione, è gravemente minacciato invece il suo habitat così come lo conosciamo a sud delle Alpi, un’associazione vegetale con Ginestra dei Carbonai, molinia e con presenza di alberi quali betuille, pini, quecie rade.
La brughiera di Gaggio è l’esempio meglio conservato di questo tipo di ambiente ormai praticamentre scomparso e quindi è quasi un obbligo la sua conservazione, se non vogliamo davvero portare i nostri figli a vederlo solo nei musei di storia naturale.
[1] Dal dizionario etimologico online: www.etimo.it
LA REGINA DI SPAGNA IN VIA GAGGIO (28 giugno 2010)
E’ la Issoria Lathonia una farfalla che gli Inglesi chiamano “Queen of spain fritillary” (ovvero Regina di Spagna)
E’ una farfalla color ruggine simile a molte altre se non fosse per la pagina inferiore delle ali caratterizzata da larghe cihazze argentate
una farfalla un po’ tamarra , se vogliamo… una regina con gli occhiali a specchio, simile a quella celebrata dai Litfiba in una loro canzone.
…e allora buon viaggio regina di periferia, buon viaggio e lacio drom!
Ma molte altre farfalle popolano la brughiera di Gaggio e tra queste la boloria, la vanessa io. la vanessa del cardo, la galatea, la amata phegea
(vedi la gallery)
IL BOSCO DEGLI ARIMANNI (3 luglio 2010)
Quando Alboino, con tutta la sua gente (donne, vecchi, bambini e masserizie varie) attraversò le Alpi nel 569 d.c. ed entrò in Italia dal Friuli, tutti capirono che questa non era una invasione barbarica come le altre, che I Longobardi (il popolo de Re Alboino) era venuto in Italia per restarci e così è stato per un paio di secoli prima del sopravvento dei Carolingi con Carlo Magno. Uno dei toponimi che rivela la sicura presenza dei Longobardi è Gaggio che deriva dal termine longobardo gahagi. gahadium (bosco recintato, ovvero bosco riservato agli arimanni che nella gerarchia longobarda erano uomini liberi atti alle armi)
Gli Arimanni ricevevano questi appezzamenti di bosco quale ricompensa per le loro vittorie in battaglia e poi se li tramandavano per via ereditaria.
Com’era il bosco di Gaggio ai tempi degli Arimanni?
Non possiamo dirlo con certezza ma con buona probabilità era così:
Un bosco di carpini, farnie, olmi (alberi che un tempo ricoprivano tutta la Pianura Padana) e del quale lungo la Via Gaggio si è miracolosamente salvato un piccolo lembo
Se vai in Via Gaggio, segui la freccia !!
OSSIMORI (8 luglio 2010)
Acqua e brughiera: due termini in antitesi, quasi un ossimoro, infatti in brughiera di acqua ce n’è poca, è un ambiente arido.
Non perchè non piove ma perchè il terreno e molto permeabile e l’acqua non si ferma in superficie. Eppure basta un acquazzone per trasformare il paesaggio: ciuffi di molinia, muschi, nuovi germogli di brugo ridanno alla brughiera un tocco di verde tenero impensabile il giorno prima.
e allora è normale incontrare piante che vivono con poca acqua, che crescono sulle rocce, lungo i muri assolati, come questa Erba pignola (Sedum acre L.) una succulenta che ha trasformato le foglie in serbatoi di acqua.
Un’erba grassa su un terreno magro! Un ossimoro solo apparente.
IL BRUCO IN DOPPIOPETTO (19 luglio 2010)
Può capitare percorrendo la Via Gaggio di fare incontri particolari, i conigli sono l’avvistamento più frequente, al mattino presto o all’imbrunire, ma si possono incontrare anche picchi, lumache, bisce dal collare, rospi, farfalle, bruchi…
E proprio un bruco ha attraversato la strada domanica 18 luglio mentre era in corso la camminata del Comitato, un bruco di Lymantria dispar
riconoscibile dalla doppia fila di “bottoni”, prima blu e poi rossi, sul dorso.
La Lymantri dipsar è una farfalla notturna: il maschio è di colore bruno mentre la femmina è più grande e biancastra.
Il bruco, quando presente in forti quantià, è un pericoloso defogliatore, infatti si nutre delle foglie di numerose piante: quercia, castagno, acero, carpino, a volte anche di pero e melo.
La lotta biologica si attua con le stesse tecniche utilizzate per il contenimento della “processionaria della quercia”






































Pubblicato da Serenella in 17 giugno 2010 alle 3:01 pm
Che bella questa nuova parte del blog, ma puoi inserire anche le immagini degli animali e piante che descrivi? Sarebbe utilissimo!
Pubblicato da scrubland in 18 giugno 2010 alle 9:53 pm
In realtà pensavo di inserire quasi solo immagini, le immagini sono un mezzo più potente delle parole, come tu già sai… magari farò qualche commento ogni tanto per i più curiosi
Pubblicato da Giuseppe in 17 giugno 2010 alle 5:16 pm
Un posto pieno di “rovi e sterpaglie”, così avevano detto di via Gaggio su un giornale alcuni individui pro terza pista. Gente di parte che scriveva senza evidentemente essere mai stati in quel luogo, o per ignoranza personale non saper distinguere un pino da una quercia o un biancospino da un palo della luce.
Ottima iniziativa, questa pagina.
Anche questo è lo spirito con cui si deve passeggiare per via Gaggio, spirito di osservazione e conservazione! Comprendendo che quanto di bello ci è stato dato va lasciato alle prossime generazioni così com’è!
Pubblicato da Sterpaglie « Il blog di Walter Girardi in 17 giugno 2010 alle 6:59 pm
[...] Per ovviare a questa loro MALAINFORMAZIONE e per colmare anche la loro IGNORANZA, abbiamo creato sul blog di VIVA VIA GAGGIO la pagina chiamata appunto STERPAGLIE. [...]
Pubblicato da Elisa Porcile in 20 giugno 2010 alle 2:51 pm
Che la gente veda almeno cosa si pensa di sacrificare!Perché è facile attirarsi consensi dicendo che la terza pista cancellerebbe cave in disuso o “sterpaglie”, più difficile é giustificare la perdita di questo patrimonio!
Pubblicato da Una genziana in Via Gaggio « VIVA VIA GAGGIO – vivaviagaggio@gmail.com in 23 giugno 2010 alle 9:32 am
[...] STERPAGLIE « CHE NOIA CHE BARBA CHE BARBA CHE NOIA [...]
Pubblicato da AGGIORNAMENTI « VIVA VIA GAGGIO – vivaviagaggio@gmail.com in 27 giugno 2010 alle 1:21 pm
[...] STERPAGLIE « ASTENERSI È UNO SCHIERARSI [...]
Pubblicato da Serenella in 1 luglio 2010 alle 4:41 pm
Mi piace la regina di spagna, è al top con il succiacapre!!!
Pubblicato da scrubland in 3 luglio 2010 alle 12:29 am
Grazie Serenella, spero di riuscire ad inserire molte altre sorprese.
Uno dei prossimi aggiornamenti potrebbe riguardare “Il mastino dei Baskerville” che ne dici?
Pubblicato da max9000 in 21 marzo 2012 alle 9:25 pm
ANCHE LE STERPAGLIE HANNO LA LORO UTILITA’ PER IL RIPOPOLAMENTO ANCHE DI INSETTI UTILI IN AGRICOLTURA E VARIE SPECIE DI ANIMALI E UCCELLI